Categoria: Servizio di sala

Rebis – Desenzano del Garda (BS)

Il ristorante ha aperto a fine giugno 2025, in una location, in centro a Desenzano del Garda (BS), in quel di Palazzo Garibaldi, coi suoi bellissimi affreschi cinquecenteschi e seicenteschi, che definirla stupenda è assolutamente riduttiva.

A giugno – come si suole dire – si parte in quarta con due menù degustazione, rispettivamente, da sette corse a 185,00 euro e da dieci corse a 220,00 euro: giusto per fare un paragone, un otto portate da La Rei Natura, il nuovo tre stelle Michelin italiano, costa 280,00 euro o un dieci portate da Iacobucci, una stella Michelin, costa 159,00 euro…

Spaventato dai prezzi, assolutamente fuori mercato per un ristorante appena aperto, per lungo tempo resto titubante se andare o meno, ma alla fine, dopo aver fatto musina, prenoto per un mercoledì sera di metà novembre e qui la prima sorpresa: i menù si sono leggermente accorciati e hanno ridotto il prezzo.

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Le memorie di un agosto gourmet

Quest’anno, per il mio compleanno e per le finte ferie che (non) prendo abitualmente, mi ero ripromesso di fare il bravo evitando di bagordeggiare come faccio di solito, anche per cercare di restare con una silouette vagamente decente: per mantenere questa mia promessa, contrariamente al mio uso, mi ero, infatti, volontariamente astenuto da qualsivoglia prenotazione di peso.
Risultato?
In venti giorni, tralasciando il resto, sono riuscito a prenotare 7 ristoranti stellati: alcuni sono stati dei ritorni, mentre altri sono stati delle novità.

Ecco, quindi, un breve sunto di cosa ho combinato tra il 10 agosto e il 30 agosto 2025…

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Le Calandre *** – Sarmeola (PD)

Questo è un post che mi attirerà ire, strali e insulti di vario tipo, ma, onestamente, chissenefrega.

Il ristorante Le Calandre, quasi dieci anni fa, è stato mio mio primo ristorante tre stelle: ancora adesso, mentre scrivo, ricordo quel mercoledì a pranzo e buona parte dei piatti che mangiai.
Da allora sono tornato almeno una volta l’anno e, anzi, era uno dei due locali (l’altro era La Peca) dedicati ai festeggiamenti importanti: l’ultimo fu nell’agosto del 2020, quando il Nano compì 18 anni.

Quella cena, ovviamente parametrata a un ristorante tre stelle Michelin, non fu particolarmente brillante, anzi, si intravedeva un pochino di appannamento, il cui culmine fu il c.d. main course a base di maiale che, sia nell’estetica, che nel gusto, ricordava un piatto da trattoria.

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Riva Restaurant – Numana (AN)

Partiamo dalla premessa che capire dove diamine si trovasse il ristorante e, in particolare, la sua entrata è stata un’impresa abbastanza epica: mentre attendevo che la mia Ospite arrivasse ho dovuto controllare su Google Maps per tre volte per capire se fossi nel posto giusto.
La magra consolazione è stata che anche gli altri avventori che si avvicinavano al ristorante avevano la mia stessa faccia smarrita.

Partendo dal fondo, considerato che, sul web, ormai, il livello medio di attenzione è di pochi secondi, parto subito col dire che la sala è stata imbarazzante, mentre la cucina, nonostante alcuni (troppi) errori di cottura, sparpagliati lungo tutta la cena, non è stata male, anche grazie alle ottime materie prime.

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Combal.Zero @ Ristorante Carignano * – Torino

Citando il titolo di un libro di Stephen King, non si può che esordire con un “A volte ritornano”.
Tuttavia, in questo caso, mi sento di dire che “A volte ritornano, per fortuna.”

Per festeggiare i cento anni dell’Hotel Sitea a Torino, Davide Scabin ha deciso di portare al Ristorante Carignano, dove è attualmente executive chef, i piatti più iconici del suo Combal.Zero.

Per chi non lo sapesse il Combal.Zero è stato aperto nel 2002, da Davide Scabin (con il suo sous chef di sempre Giuseppe “Rambo” Rambaldi), nel Castello di Rivoli, a fianco del Museo di Arte Contemporanea e, purtroppo, ha chiuso i battenti nel 2020.
Io ho avuto la fortuna di sedermi alla sua tavola nel maggio 2018 ed è un’esperienza che ancora ricordo con grande trepidazione.

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Trattoria Contemporanea * – Lomazzo (CO)

In tanti anni col sedere appoggiato sulle sedie dei ristoranti ho cominciato a inquadrare quali possano essere i segnali della presenza di potenziale fuffa.

Alcuni dei segnali che, di solito, sono sintomatici della presenza di potenziale fuffa sono l’utilizzo dello strumento del gioco a tavola, l’esaltazione dei rituali gastronomici (pensiamo, ad esempio, a come vengono spadellati dei famosi paccheri…), lo spiegone estremo, ai limiti dell’evocazione del sacro.
La filosofia sottostante è la stessa che si trova nel gesticolare sinuoso delle mani da parte dell’illusionista: ti fa spostare l’attenzione sui movimenti perdendo così il focus su cosa stia effettivamente accadendo.
[…]
Un’ora e quarantacinque minuti di macchina e mi sono ritrovato in un ex cotonificio, ristrutturato in stile industrial, contornato da tanti ragazzi (giovanissimi) e sorridenti che sono riusciti subito a mettermi a mio agio.
Mi ha ricordato molto il servizio che ho incontrato al nord: un giusto connubio tra forma e convivialità, senza manici di scopa infilati “dove non batte il sole”.

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Quattro Passi *** – Nerano (NA)

A mio avviso, il 2018 è stato l’ultimo anno in cui la Guida Michelin, per lo meno in Italia, ha attribuito le tre stelle a uno Chef che portasse con sé una precisa identità gastronomica, non appiattita, su uno stile comfort-francese e, ovviamente, mi riferisco a Mauro Uliassi.

Con questo non voglio dire, sempre dal mio punto di vista, che gli Chef successivi non avessero una loro identità, spesso molto geograficamente orientata, ma certamente non hanno brillato per la volontà di andare fuori da un percorso gastronomico assolutamente dritto, privo della benché minima curva o variazione.

Il nuovo ristorante tre stelle, ossia il Quattro Passi di Nerano, rientra anch’esso in questo filone: una cucina, certamente fatta bene, ma votata ad accontentare il classico Cliente Michelin (di cui abbiamo già parlato), che, tuttavia, in un viaggiatore gourmet, non è destinata a lasciare un grande segno e, men che meno, a giustificare il c.d. “vale il viaggio”.

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Antica Amelia Bistrot – Verona

Micol Zorzella, dopo la vittoria a 4 Ristoranti, è salita agli onori della cronaca, anche nazionale, perché ha deciso di rivoluzionare (al momento per soli sei mesi) l’organizzazione del suo bistrot: la Chef ha dichiarato che, non trovando più personale adeguato per il suo locale, avrebbe deciso di avere un solo tavolo conviviale da 12 coperti e che lei avrebbe servito anche in sala.

Incuriosito dalla cosa, quindi, ho deciso di andare a metterci il naso scegliendo di prenotare per un free table, ossia per una serata in cui, in sostanza, il menù sarebbe stato à la carte; in altre serate, invece, il menù è fisso, a tema.

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V.I.T.E. Restaurant * – Villorba ( TV )

Sottotitolo: quando un pranzo rasenta il sequestro di persona…

Ok, ora facciamo un passo indietro e inquadriamo dove siamo.

Ristorante giovanissimo (sotto tutti i punti di vista), fresco fresco di stella Michelin nella guida 2024 dalla location unica: è, infatti, all’interno di concept store di design, dove ogni componente d’arredo è in vendita.

Passiamo al pranzo, ma contrariamente a quanto accade di solito, mi soffermerò pressoché esclusivamente a parlare delle sue tempistiche perché questo si è rivelato il più fulgido esempio di come il servizio (in senso lato) possa distruggere un pasto.
Con servizio preciso subito che non mi riferisco al personale di sala, ma alla tempistica con cui è stata gestita l’uscita delle portate.

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Bistrot Al 2 – Verona

In Veronese si dice «voria, ma non posso», ossia «vorrei, ma non posso»

Questo è uno dei post più difficili che abbia mai scritto in vita mia in quanto si deve fare una distinzione netta, quasi abissale, tra la mano dello Chef e il ristorante in cui lavora: infatti, come vedremo in seguito (qui la mia vena da saggista noir dimostra la sua proverbiale inefficienza) la mano dello Chef appare sovrabbondante rispetto al locale nel suo complesso.

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