Osteria Bakarè – Peschiera del Garda (VR)

Una mattina, ero in studio, e mi squilla il telefono: mi compare il bel faccione di un caro amico Chef che, dopo i convenevoli di rito, mi chiede se fossi mai stato a mangiare da Bakarè Osteria.

Io gli rispondo, candidamente, che è un posto che mi intriga parecchio, ma mi ha sempre frenato la sua pagina web delle prenotazioni, che trovo discretamente irritante per i toni da miglior ristorante al mondo.

Al che lui mi dice: «se vuoi andare, ti prenoto io e sei mio ospite».
Gli rispondo che, se vuole pagare lui, possiamo andare assieme, ma, per mia politica personale, se vado da solo, mi pago sempre il conto.
Chiudo la telefonata dicendo, comunque, che se fossi andato l’avrei avvisato, cosa che, ovviamente, non ho fatto…
Il giorno successivo, alle ore 19,00, prenoto per le ore 19,30…

Appena arrivo, mi colpisce subito il fatto che fuori dal ristorante, in bella mostra, ci sono due placche finte della Michelin: non che il ristorante non sia menzionato nella Guida Michelin, ma, in Italia, sono anni che la Rossa ha tolto le placche ufficiali per i ristoranti con la semplice menzione, ossia quelli che una volta avevano, appunto, la placca con il piatto.
Nulla di sbagliato, quindi, ma un pochino too much

La partenza con gli amuse-bouche non mi ha colpito per nulla, anzi… li ho trovati un pochino privi di personalità: cose viste e riviste.
Al contrario, i panificati, arrivati subito dopo, erano ben fatti e non completamente scontati: interessante, sia il grissino alla rosa, che la focaccia alla lavanda, anche se un pochino troppo unta; pane veramente molto buono e, poi, ho scoperto il perché… che, ovviamente, non vi dico.

I due antipasti sashimi di wagyu al yakitori, soia e dressing agli agrumi e polpo arrosto, patata fondente e chutney di pomodori sono scivolati via senza particolari problemi.
Nel complesso del sashimi non ho compreso la scelta del ravanello, messo lì dichiaratamente (nel senso che mi è stato detto) per dare croccantezza: tralasciando il fatto che un piatto può essere eccellente anche senza la croccantezza, considerato l’evidente richiamo alla cucina giapponese (la cameriera mi ha detto anche che il dressing di agrumi voleva ricordare lo yuzu), del daikon sarebbe stato più coerente con il piatto e il sapore sarebbe stato certamente più coinvolgente.
Buono e cotto molto bene il polpo anche se, un pezzettino in più non sarebbe stato male vista l’abbondanza degli altri ingredienti. Qualche dubbio sulla temperatura complessiva del piatto.

Una bella svolta con i tortelli tradizionali di baccalà mantecato, crema di shiso e ciliegie.
Piatto ben equilibrato, con una farcia perfettamente riconoscibile, una piacevole freschezza erbacea dallo shiso e una noticina acidula dalle ciliegie. Invogliava boccone dopo boccone.
A volergli trovare un difetto, forse, sarebbe stato meglio se la pasta fosse stata più sottile, non tanto per la masticazione, quanto per i fatto che lasciava in bocca un leggero retrogusto di farina.
Come mero gusto personale, probabilmente, mi sarebbe piaciuta un’acidità della ciliegia più spiccata.

Un piacevole fuori menù il risotto crema di cocco, mango BBG e limone nero.
Onestamente, quando la Chef me l’ha presentato e ho sentito nominare la crema di cocco, un brivido di terrore ha pervaso la mia schiena perché mi immaginavo qualcosa di stucchevole e, invece, sono rimasto veramente molto colpito dal perfetto gioco di equilibri, soprattutto grazie a limone nero: note acide e note amaricanti. Il piatto della serata.

Debacle pressoché totale con l’agnello profumato al vermont (un aceto di riso), ketchup di carote ed erbette spontanee.
I due pezzettini di animella accanto alla pancia dell’agnello erano molto buone, ma la pancia era veramente troppo grassa e, quindi, stancava dopo il primo boccone: confesso di aver finito il piatto solo perché io non avanzo mai il cibo, se non quando è oggettivamente immangiabile.
Ad aggravare la situazione, il piatto è stato servito con un coltello con una lama non particolarmente tagliente e, quindi, la parte della pelle risultava impossibile da tagliare col risultato finale che, dopo vani tentativi e smadonnamenti di rito, sembrava che fosse esplosa una bomba nel piatto e la pelle ho dovuto mangiarla intera.

Reparto dolci, molto didascalici, ma ben fatti, soprattutto la piccola pasticceria.

La carta vini, che consta in due paginette, è un pochino troppo ridotta, soprattutto per le velleità del locale.
Incomprensibile, la scritta “si ricorda la gentile clientela che le annate potrebbero variare con il cambio della stagione“, come se il fattore annata fosse un elemento ancillare sia in relazione alla vita del vino che al suo prezzo.

Prezzo, nel complesso, non proporzionato alla tipologia di locale.
Per carità, è vero che siamo in zona turistica, a Peschiera del Garda, appunto sul lago di Garda, ma un menù sei corse a 110,00 euro mi pare un pochino eccessivo: ci sono ristoranti stellati che, in rapporto, hanno prezzi decisamente più contenuti (Ristorante Iacobucci ha un tredici corse a 139,00 euro e Casa Leali sette corse a 95,00 euro).

Nel complesso, non certo per colpa della cucina, affidata a una giovanissima Chef dal pregresso stellato, quanto dalle piccole ostentazioni qui e là, è un locale che in veronese si definirebbe “voria, ma non posso“, ossia, vorrei, ma non posso.

Ah, dimenticavo… alla fine qualcuno mi ha riconosciuto e ha fatto la spia al mio amico Chef e, quindi, mi hanno offerto la cena.

Un commento

  1. Buonasera la ringraziamo per l’articolo che ci riguarda siamo consapevoli che c’è molto da fare siamo un progetto giovane con una cucina under 25 con sole 3 persone e 2 in sala che non permettono di fare miracoli viste le numerose preparazioni che facciamo tutte noi compresi i lievitati che con il tempo affineremo e miglioreremo; abbiamo una piccola location senza magazzini senza cantina ecc quindi tutto espresso con una piccola carta vini migliorabile.
    Nello specifico condivido a pieno i giudizi sulle pietanze in particolare l’agnello al vermut che abbiamo voluto inserire per dare importanza alle parti povere della bestia ma in estate forse difficile da capire e da mangiare.
    Abbiamo inserito dopo la sua visita (sapevamo di queste mancanze) posate idonee bicchieri da vino adeguati in qualità e numero per migliorare come abbiamo fatto per 3 anni consecutivi con ingenti investimenti normale che Roma non l’hanno costruita in due giorni se mi passa la battuta.
    È altresì vero che lei non ha provato i piatti del menu Lago e vegetariano che sono sorprendenti e con grande ricerca tra i quali il risotto che lei ha apprezzato; anche il dolce da lei scelto era sicuramente il più dozzinale ma goloso gli altri presentavano sicuramente novità come la ricotta di malga e olio del Garda e la zuppa vegana molto apprezzata, detto tutto ciò speriamo di averla ancora nostro gradito ospite in futuro.
    Un pensiero personale se me lo permette l’ambizione e la passione fa sì che i riconoscimenti come la Guida siano come partecipare alla Champions per il calcio normale che vengano esposti come fanno tutti nessuno escluso e il format attuale prevede il logo che uno decide se attaccarlo al vetro o altro noi abbiamo deciso ci sembrava elegante fare un plexiglass piccolo di base e incollarci l’adesivo scaricato dalla Guida stessa poi può piacere o no ma autorizzato.
    “Voglio ma non posso” per dove siamo partiti dai topi di un kebab a dove siamo e dove vogliamo arrivare considerando che non puntiamo a numeri (20 coperti) ma a far star bene i nostri clienti e visti i riscontri e le attenzioni che ci riservano i nostri clienti e non solo la cosa ci inorgoglisce molto. Nel nostro piccolo abbiamo una squadra giovanissima forse la più giovane d’Italia in un paese prettamente turistico la prendo come un augurio fra 2 anni al termine di un
    quinquennio ci diamo appuntamento per vedere se potevamo o siamo rimasti al volere.
    Grazie ancora per averci dedicato del tempo.
    La Proprietà

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